[Nuova Venezia] - Le Carline, dove il vino ha un futuro

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Autore: Hotel da gigi

Regione: Veneto



Le Carline, dove il vino ha un futuro

la Nuova di Venezia &mdash; 10 novembre 2008 pagina 21 sezione: NAZIONALE

Incontrare i vini, le aziende vitivinicole e le loro realtà produttive. Ecco l'idea che inaugura uno spazio nuovo all'interno della rubrica: ragionare di vino per dire come cambia e vive un territorio. Un appuntamento consueto per trovare storie e tradizioni, proposte e innovazioni, convinti che per raccontare il presente bisogna guardare avanti, radicandosi nel passato. Il nostro viaggio comincia a Belfiore di Pramaggiore, dove le tracce della via Annia raccontano anche la vigna, magari ripensata con i concetti attuali della coltura biologica: guarda caso, antichissima, perchè precede l'uso degli antiparassitari e prevede il concreto e quotidiano intervento delle mani. Come alle Carline di Belfiore. Dove del biologico ne hanno fatto una questione di vita. 'Perchè il vino sano - dice Daniele Piccinin - va garantito dalla produzione alla trasformazione'. Evento centrale per Piccinin, che fra le altre cose presiede la Strada dei Vini di Pramaggiore ed opera nella commissione tecnica nazionale che si occupa di vino biologico: 'Siamo arrivati - conclude - ad un disciplinare che ne regolamenti anche la trasformazione e non solo la produzione'. Dire 'biologico' significa investire nella mano d'opera, fare le cose senza processi chimici, puntando a risultati che privilegiano la qualità. Magari rischiando, pur di trovare una concreta identità. 'Per esempio - dice Piccinin - in questo territorio possiamo produrre tutti degli ottimi vini da consumare rapidamente, dal Merlot al Cabernet. Però, se vogliamo caratterizzarci bisogna lavorare in maniera più artigianale, cercando altre soluzioni'. Come dire che non tutti i Refosco sono uguali. Meno male, ed il concetto diventa ancora più chiaro degustando il Carline Rosso, dove la selezione delle uve, la maturazione in botte, barrique e bottiglia, rivela perch&è alle Carline piace dire che questo vino è il biglietto da visita non solo dell'azienda, ma anche del territorio. La ricerca porta anche ai passiti, come il Dogale, ovvero il verduzzo, o alle botti quadrate per il barrique, dove il legno è sempre il rovere. Legno che alla fine, però, non bruci, ma lo puoi riutilizzare per fare pavimenti. E poi all'Isola di Santa Cristina, nella laguna di Venezia, dove si resuscita un vino millenario. Ma questa è una storia che vi racconteremo un'altra volta. - Aldo Trivellato



Le Carline, dove il vino ha un futuro

la Nuova di Venezia &mdash; 10 novembre 2008 pagina 21 sezione: NAZIONALE

Incontrare i vini, le aziende vitivinicole e le loro realtà produttive. Ecco l'idea che inaugura uno spazio nuovo all'interno della rubrica: ragionare di vino per dire come cambia e vive un territorio. Un appuntamento consueto per trovare storie e tradizioni, proposte e innovazioni, convinti che per raccontare il presente bisogna guardare avanti, radicandosi nel passato. Il nostro viaggio comincia a Belfiore di Pramaggiore, dove le tracce della via Annia raccontano anche la vigna, magari ripensata con i concetti attuali della coltura biologica: guarda caso, antichissima, perchè precede l'uso degli antiparassitari e prevede il concreto e quotidiano intervento delle mani. Come alle Carline di Belfiore. Dove del biologico ne hanno fatto una questione di vita. 'Perchè il vino sano - dice Daniele Piccinin - va garantito dalla produzione alla trasformazione'. Evento centrale per Piccinin, che fra le altre cose presiede la Strada dei Vini di Pramaggiore ed opera nella commissione tecnica nazionale che si occupa di vino biologico: 'Siamo arrivati - conclude - ad un disciplinare che ne regolamenti anche la trasformazione e non solo la produzione'. Dire 'biologico' significa investire nella mano d'opera, fare le cose senza processi chimici, puntando a risultati che privilegiano la qualità. Magari rischiando, pur di trovare una concreta identità. 'Per esempio - dice Piccinin - in questo territorio possiamo produrre tutti degli ottimi vini da consumare rapidamente, dal Merlot al Cabernet. Però, se vogliamo caratterizzarci bisogna lavorare in maniera più artigianale, cercando altre soluzioni'. Come dire che non tutti i Refosco sono uguali. Meno male, ed il concetto diventa ancora più chiaro degustando il Carline Rosso, dove la selezione delle uve, la maturazione in botte, barrique e bottiglia, rivela perch&è alle Carline piace dire che questo vino è il biglietto da visita non solo dell'azienda, ma anche del territorio. La ricerca porta anche ai passiti, come il Dogale, ovvero il verduzzo, o alle botti quadrate per il barrique, dove il legno è sempre il rovere. Legno che alla fine, però, non bruci, ma lo puoi riutilizzare per fare pavimenti. E poi all'Isola di Santa Cristina, nella laguna di Venezia, dove si resuscita un vino millenario. Ma questa è una storia che vi racconteremo un'altra volta. - Aldo Trivellato




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